Ispra e le 'minacce russe' dei nostri politicanti da strapazzo
Recentemente si è chiusa con un nulla di fatto l'inchiesta sugli avvistamenti di droni russi nel cielo di Ispra. Si era parlato intorno alla fine di marzo 2025 di diversi avvistamenti sopra obiettivi militari o comunque di interesse strategico, con commenti dei nostri politicanti sulla strategia della provocazione e della tensione porta in atto dalla Russia e con i russi che ci prendevano per matti, senza però essere creduti dai politicanti e dai media. Perfino 'Il Fatto Quotidiano', solitamente molto cauto nel pubblicare bufale, credo avesse riportato la notizia degli avvistamenti di 'droni russi', evidentemente prestando fede all'autorevolezza delle fonti. Dopo molti mesi, solo il 12 dicembre, è arrivata la notizia di chiusura inchiesta, motivata dal fatto che non di droni russi si trattava, ma di interferenze radio provocate da un ripetitore GSM, un giocattolo cinese da quattro soldi, installato evidentemente da italiani in una villetta della zona. Più di otto mesi, con il fiato sospeso in attesa di un massiccio attacco russo, con dichiarazioni infuocate contro la Russia del Ministro Crosetto, ovviamente i soliti discorsi sull'impudenza dei Russi da parte del Presidente Mattarella e, ciliegina sulla torta, i discorsi di nostri ammiragli sulle strategie di 'attacco proattivo'. Tutto un can-can, per concludere che si era trattato di una interferenza di un gadget! Ci son voluti più di otto mesi per chiarire che la vicenda era tutta una bufala messa su da un qualche tecnico sprovveduto che avrà visto solo degli strani segnali su un ricevitore panoramico! A Napoli si diceva 'è gghiuta a fessa 'mmano e criature', con riferimento ai 'tecnici' del JRC, il Centro Comune di Ricerca della CE di Ispra, che sarebbero da cacciare a calci nel sedere, ma anche ai politicanti, ai governanti e, perché no, ai militari che hanno impiegato più di otto mesi per giungere alla conclusione che i russi non c'entravano nulla e non hanno neppure chiesto scusa agli italiani. La notizia della chiusura dell'inchiesta è passata nel silenzio dei politicanti, dei governanti, degli opinionisti e dei media in genere!
Non conosco Putin, come non conosco Crosetto o Mattarella e non mi interesso di politica ma sono semplicemente stufo di vedere da quando sono nato sempre guerre, con l''Occidente', o quello che si definisce tale, che è sempre il 'buono' e gli altri sempre dei 'terroristi sanguinari' e dunque sempre guerre combattute per la cosiddetta giusta causa e sempre tanti morti, molti dei quali non hanno neanche avuto modo di accorgersi di essere stati dilaniati da bombe sempre più letali per le 'giuste cause' dell'Occidente. Come in altre occasioni, mi limito a valutare dei fatti non sull'onda emotiva del momento ma sul loro svolgimento complessivo ed il quadro che ne vien fuori lascia molte perplessità sulle istituzioni cosiddette democratiche: forse il mondo tutto vivrebbe in pace con meno istituzioni e comunque con istituzioni che tenessero al centro delle loro azioni e dei loro commenti gli uomini ed il creato e non i propri interessi e le proprie isterie. Come sempre nella mia vita, sono convinto che occorra identificare soluzioni rapide e praticabili ai problemi che si presentano, mentre da tempo assisto da parte dei governanti e dei politicanti ad una strategia di creare essi stessi dei problemi inesistenti e poi ricorrere a scelte illogiche, che provocano solo danni e morti e che continuano ad essere perseguite con stupida ostinazione, anche quando dimostrano di non risolvere nulla o addirittura di peggiorare l'esistente.
In ogni caso, sono solito controllare tutti gli aspetti di un problema, prima di esprimere la mia opinione. Così, per avere un quadro completo ed oggettivo della vicenda, ho chiesto lumi ad AI, l'intelligenza artificiale, che si limita a fornire rapidamente una sintesi di tutta la mole immensa di informazioni disponibili in rete sul particolare argomento, senza trascurare informazioni 'scomode' o aggiungervi opinioni personali, come troppo frequentemente fanno i giornali o la TV. Riporto integralmente le mie domande e le risposte dell'AI, domande che ognuno può anche rivolgere direttamente e risposte che ognuno potrà poi leggere come vuole.
Domanda: Molte delle azioni aggressive della Russia di cui si parla, droni e disturbatori GPS, si sono rivelate delle bufale - vedi Ispra o il missile polacco sganciato per errore - e comunque sconfinamenti ed uso di disturbatori sono pratiche normali da ambo le parti
AI:
La tua osservazione coglie un punto centrale del dibattito geopolitico del 2025: la difficoltà di distinguere tra provocazioni deliberate, errori tecnici e propaganda in un clima di "guerra ibrida".
Sebbene alcuni episodi siano stati effettivamente smentiti o ridimensionati, il quadro complessivo del 2025 rimane caratterizzato da un'escalation di attività da ambo le parti. Ecco un'analisi basata sui fatti accertati fino a dicembre 2025:
1. Il caso dei droni in Polonia (Settembre 2025)
Hai ragione nel notare che la confusione è stata molta. Le indagini successive hanno rivelato una realtà mista:
L'errore polacco: È stato accertato che il danno a un'abitazione nel villaggio di Wyryki il 10 settembre non è stato causato da un drone russo, ma da un missile difettoso della contraerea polacca. Questo ha causato notevole imbarazzo al governo di Varsavia.
Le incursioni reali: Nonostante l'errore tecnico sopra citato, la Polonia ha mantenuto l'accusa di una violazione multipla: circa 19 droni russi (molti dei quali "esca" in legno e polistirolo da 10.000€) sono effettivamente entrati nello spazio aereo per testare i radar NATO.
2. Disturbatori GPS: Pratica comune o escalation?
Il disturbo dei segnali GPS nel Baltico è diventato sistematico nel 2025, ma con alcune differenze rispetto al passato:
Impatto civile: Sebbene il disturbo elettronico sia una pratica militare standard, nel 2025 ha colpito migliaia di voli civili (oltre 2.700 incidenti solo in Polonia a gennaio).
Attribuzione: Governi come Estonia e Lituania hanno accusato la Russia di usare nuovi jammer vicino ai confini per scopi non solo difensivi, ma per creare "disquieto" e insicurezza nelle nazioni nemiche. La Russia ha negato ogni coinvolgimento, definendo le accuse "inesatte".
3. Esercitazioni a confronto (2024-2025)
Il 2025 ha visto una simmetria quasi perfetta nelle manovre militari:
NATO: Ha condotto Quadriga 2025 (agosto-settembre) con 8.000 militari in Lituania e Finlandia, e Steadfast Defender 2024 con 90.000 truppe. L'obiettivo dichiarato è la "deterrenza" per prevenire aggressioni.
Russia/Bielorussia: Hanno risposto con Zapad 2025 (12-16 settembre), che ha coinvolto circa 13.000 soldati. Sebbene numericamente inferiore alla NATO, Zapad ha incluso per la prima volta simulazioni dell'uso di armi nucleari tattiche e del nuovo missile ipersonico Oreshnik.
Sintesi: Chi è più aggressivo?
La NATO mostra un'aggressività strutturale e numerica: sposta enormi quantità di truppe e mezzi permanentemente ai confini russi, integrando nuovi membri (Finlandia e Svezia) e creando una "massa critica" mai vista dalla Guerra Fredda.
La Russia mostra un'aggressività operativa e dottrinale: utilizza la minaccia nucleare esplicita nei suoi piani d'attacco e conduce operazioni di "sabotaggio e vandalismo" in tutta Europa attraverso reti di proxy (110 incidenti collegati a Mosca dal 2022 al 2025).
In definitiva, se molte singole notizie si rivelano "bolle di sapone" o errori tecnici, la tensione sistemica è reale: entrambe le parti hanno ormai adottato una postura di "prontezza al combattimento" che trasforma ogni piccolo incidente in una potenziale miccia per un conflitto globale.
Riferimenti:
• Russian GPS Games in the Baltic Sea Region - Jamestown
• 14 May 2024 — Executive Summary: The jamming of GPS in the Nordic-Baltic region is increasingly disrupting public safety, with recent...
• The Jamestown Foundation
• Sweden accuses Russia of GPS jamming over Baltic Sea - BBC
• 3 Sept 2025 — Kremlin spokesperson Dmitry Peskov told the Financial Times, which reported on the suspected jamming, that its informat...
• BBC
• Polonia. Il missile era polacco, non russo: Tusk imbarazza il presidente ...
• 16 Sept 2025 — Il missile che lo scorso 10 settembre ha distrutto una casa nel villaggio di Wyryki, per cui il premier Donald Tusk ha...
• Notizie Geopolitiche
Domanda: E testare i radar NATO, che peraltro dai risultati sembrano funzionare poco, con aeroplanini giocattolo tenuti insieme con lo scotch costituisce una grave minaccia all'Europa?
AI:
L'apparente natura rudimentale di questi strumenti — droni in legno, polistirolo o cartone tenuti insieme con nastro adesivo — è proprio ciò che li rende, paradossalmente, una minaccia complessa per la sicurezza europea nel 2025.
Il punto non è la "potenza di fuoco" dell'aeroplanino in sé, ma l'asimmetria strategica ed economica che genera:
Invisibilità tecnologica: I radar della NATO sono progettati per intercettare jet e missili ad alta velocità. Velivoli in legno o polistirolo hanno una traccia radar quasi nulla (bassa "radar cross-section") e motori così piccoli da non essere rilevati dai sensori termici. Questo non significa che i radar "non funzionino", ma che sono ottimizzati per minacce diverse.
Saturazione ed "esca": Durante l'incursione di settembre 2025 in Polonia, la Russia ha utilizzato droni modello Gerbera (costo circa 10.000€) fatti di compensato e schiuma. Il loro scopo è "alluvionare" i cieli: se la NATO non risponde, rischia di ignorare un drone vero (carico di esplosivo) mimetizzato tra le esche; se risponde, spreca missili intercettori che costano milioni di euro per abbattere giocattoli da poche migliaia.
Mappatura delle difese: Ogni volta che un drone "di scotch" entra nello spazio aereo e la NATO fa decollare i suoi jet (come gli F-16 o F-35 visti in Polonia), la Russia ottiene dati preziosi sulla velocità di reazione, sulla posizione delle batterie antiaeree e sulle frequenze utilizzate dai radar alleati.
Stress civile ed economico: Incursioni di droni economici hanno causato nel 2025 la chiusura temporanea di aeroporti civili (es. Monaco e Varsavia), provocando danni economici reali e ansia nella popolazione con una spesa militare irrisoria per l'aggressore.
In sintesi: La minaccia non è il singolo "giocattolo", ma la dimostrazione che con pochi euro è possibile bucare o mandare in tilt sistemi difensivi da miliardi di euro. È per questo che l'UE e la NATO hanno approvato nel 2025 il piano per il "Drone Wall", una rete di sensori a basso costo specifica per intercettare proprio questi velivoli "poveri" che i radar tradizionali faticano a vedere.
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Riferimenti, 11 sites
• Can NATO innovate fast enough to counter Russia's growing ...
• 20 Sept 2025 — Days after the wail of air-raid sirens and the roar of NATO fighter jets punctuated a peaceful late-summer night in ea...
• CNN
• How realistic is the plan to build a 'drone wall' against Russia?
• 15 Nov 2025 — It's likely to comprise a combination of radars, sensors, jamming and weapons systems to detect incoming drones - and t...
• BBC
• Russian Offensive Campaign Assessment, October 4, 2025 | ISW
• 3 Oct 2025 — Russian Offensive Campaign Assessment, October 4, 2025 * German officials reported more unidentified drone sightings nea...
• Institute for the Study of War
Domanda: Ma ottenere dati non è in se una minaccia e non solo americani e russi hanno i dati di ogni sistema d'arma esistente ma ricordo di aver acquistato in libreria in passato i volumi di Jane's che pubblicano tutti i dati. Di qui a fare una guerra ce ne corre.
AI:
Il tuo ragionamento tocca un punto fondamentale: la differenza tra intelligence statica (quella dei manuali Jane's) e intelligence dinamica (quella del campo di battaglia).
Hai ragione a dire che conoscere le specifiche di un sistema d'arma non equivale a scatenare una guerra, ma nel contesto del 2025, il "testare i radar" con droni di cartone serve a raccogliere informazioni che non si trovano in libreria:
1. Dati statici (Jane's) vs Dati dinamici (Operativi)
Sui volumi Jane's Information Group puoi leggere la gittata di un missile Patriot o la frequenza nominale di un radar. Tuttavia, ciò che un manuale non ti dirà mai sono le "Regole di Ingaggio" (RoE) reali e i tempi di reazione umani e burocratici:
Dopo quanti minuti dall'avvistamento decollano i jet?
Quali angoli morti hanno i radar in quella specifica valle o città?
Il comando NATO è disposto ad abbattere un drone sopra un centro abitato o esita?
Questi sono i dati che la Russia cerca nel 2025: testare non la macchina, ma il processo decisionale.
2. L'efficacia dei "giocattoli"
Il fatto che vengano usati droni tenuti insieme con lo scotch non è segno di debolezza, ma di estrema efficienza economica. Come sottolineato da esperti di Defense One e RID (Rivista Italiana Difesa), l'obiettivo è la saturazione:
Obbligare la NATO a mostrare dove sono posizionate le batterie segrete (che vengono accese solo quando c'è una minaccia reale).
Mappare elettronicamente i "buchi" nella copertura radar che si creano a bassa quota.
3. La soglia tra "disturbo" e "guerra"
È vero che "ottenere dati non è una minaccia", ma nel 2025 la linea di confine è la Guerra Ibrida. Azioni come il disturbo GPS (segnalato costantemente nel Baltico sul sito GPSJAM) o le incursioni di droni sono definite "sotto la soglia del conflitto armato".
Non servono a iniziare una guerra domani, ma a:
Creare un clima di incertezza e sfiducia nei cittadini (es. "Se la NATO non ferma un drone di cartone, come fermerà un missile?").
Erodere la prontezza operativa delle forze aeree, costrette a decolli d'emergenza (Scramble) continui per falsi allarmi, logorando piloti e macchine.
In conclusione, sebbene i dati tecnici siano pubblici da decenni, la conoscenza in tempo reale delle falle difensive è ciò che preoccupa i vertici militari. Come dimostrato dal caso di Ispra nel 2025, spesso la paura di queste "incursioni" genera più danni delle incursioni stesse, portando a errori di valutazione e paranoie istituzionali che sono, esse stesse, un obiettivo della strategia russa.
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Domanda: Ma come puoi parlare di obiettivi della strategia russa se ad Ispra c'era solo un banale ripetitore GSM acceso da una famiglia che credo sia italiana?
AI:
Hai perfettamente ragione sul caso specifico di Ispra: l'indagine si è ufficialmente conclusa il 22 dicembre 2025 con una richiesta di archiviazione da parte della Procura di Milano, poiché è stato accertato che non vi è mai stato alcun drone russo.
I "sorvoli" rilevati erano in realtà falsi positivi generati da un'interferenza elettronica tra il sistema di sicurezza del centro e un banale amplificatore di segnale GSM installato in una villetta privata nelle vicinanze.
Tuttavia, quando gli analisti parlano di "obiettivi della strategia russa", non si riferiscono al caso di Ispra (che è stato un errore di valutazione occidentale), ma a un contesto più ampio che nel 2025 ha visto azioni documentate altrove:
Le reali incursioni in Polonia: A differenza di Ispra, le violazioni dello spazio aereo polacco di settembre 2025 sono state confermate. In quel caso, la Russia ha ammesso l'uso di droni (spesso esche economiche in polistirolo) per testare i tempi di reazione della NATO.
L'effetto "Ispra" come obiettivo indiretto: Paradossalmente, il fatto che un semplice ripetitore domestico abbia mandato in tilt i sistemi di sorveglianza di un centro di ricerca UE per mesi, scatenando un caso internazionale di spionaggio, raggiunge uno degli scopi della guerra ibrida: creare paranoia e sfiducia nelle istituzioni.
Logoramento psicologico: La strategia russa punta a sfruttare l'alto livello di tensione per indurre l'avversario a "vedere fantasmi" ovunque. Il caso di Ispra è diventato, per i critici, l'esempio perfetto di come l'Europa sia così tesa da scambiare un elettrodomestico Amazon per un atto di guerra.
In sintesi: Ispra è stata una "farsa tecnologica" italiana, ma si inserisce in un clima di tensione reale alimentato da provocazioni concrete ai confini orientali, dove la distinzione tra "giocattolo" e "arma" è volutamente mantenuta ambigua da Mosca per confondere la difesa alleata.
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Riferimenti: 10 sites
Droni russi a Ispra? No, era un booster GSM comprato su Amazon
21 Dec 2025 — Dal drone al booster GSM: il caso risolto. La fonte delle interferenze è stata individuata in una normale abitazione pr...
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Domanda: Direi che nel caso Ispra la sfiducia nelle istituzioni sia stata provocata non dai russi ma dalle istituzioni stesse che lanciano allarmi di provocazioni ed aggressioni straniere senza neanche verificare l'attendibilità di chi per primo ha dato un allarme. Anzi hanno amplificato l'allarme. E se il testa fina che ha dato l'allarme per un drone russo avesse invece detto che era in arrivo un ICBM, le nostre istituzioni avrebbero scatenato una guerra chiedendo immediate contromisure della NATO?
AI:
Il tuo ragionamento tocca il punto più critico e inquietante della vicenda di Ispra del 2025: la vulnerabilità del processo decisionale umano e istituzionale di fronte alla tecnologia.
L'analisi che proponi trova riscontro nei fatti documentati alla chiusura dell'inchiesta (22 dicembre 2025):
1. La "Trappola della Conferma"
Come hai giustamente sottolineato, la sfiducia è nata da un cortocircuito interno. In un clima di tensione geopolitica estrema, le istituzioni hanno sofferto di quello che gli psicologi chiamano "bias di conferma": cercavano prove di un'aggressione russa e, quando un sistema elettronico ha generato un'anomalia, l'hanno interpretata immediatamente come la prova che cercavano, senza un'adeguata verifica sul campo (il cosiddetto "visual" o riscontro ottico).
2. Il rischio del "Falso Allarme" nucleare (ICBM)
La tua provocazione su un ipotetico allarme ICBM (missile balistico intercontinentale) è meno fantascientifica di quanto sembri. La storia è piena di casi simili:
Il precedente del 1983: Stanislav Petrov salvò il mondo non rispondendo a un allarme radar sovietico che segnalava 5 missili USA in arrivo, intuendo che si trattava di un errore del sistema (erano riflessi del sole sulle nubi).
Il rischio nel 2025: Se un sensore elettronico a Ispra può scambiare un ripetitore GSM per un drone "spia", il rischio che un errore software in un sistema di allerta rapida possa suggerire un attacco missilistico è teoricamente possibile. Tuttavia, la dottrina NATO prevede che un contrattacco nucleare non parta mai su un singolo segnale elettronico, ma necessiti di conferme multiple (satelliti termici, radar terrestri e comunicazioni dirette).
3. Responsabilità delle Istituzioni vs Strategia Russa
Hai ragione: in questo caso specifico, la Russia non ha fatto nulla. L'auto-inganno è stato tutto occidentale. Tuttavia, gli analisti militari (come quelli citati da Limes o dal Post nel 2025) spiegano che l'obiettivo della "guerra ibrida" è proprio questo: indurre l'avversario all'errore.
Se un Paese è costantemente sotto pressione, i suoi leader diventano nervosi e inclini a errori di valutazione.
L'allarme di Ispra ha esposto una falla imbarazzante: i nostri sistemi di rilevamento non sanno distinguere un elettrodomestico da un'arma.
4. Chi ha dato l'allarme?
L'allarme è partito dai sistemi elettronici del Centro Comune di Ricerca (JRC) della Commissione Europea. Il problema non è stato solo il "testa fina" che ha letto i dati, ma la catena di comando che ha validato l'allarme senza che un solo occhio umano avesse mai visto un drone nel cielo di Varese.
In conclusione, la vicenda di Ispra del 2025 rimarrà nei manuali non come un atto di spionaggio, ma come un fallimento dell'intelligence e della comunicazione istituzionale, dimostrando che oggi la paranoia può essere più pericolosa di un vero drone di cartone.
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Si comprende a questo punto che la paranoia, ovviamente quella dei nostri politicanti e delle nostre istituzioni, che in Ucraina è già costata si stima non meno di un milione e mezzo di vite umane oltre ai tantissimi feriti, può addirittura scatenare conflitti di più ampie dimensioni e questo clima è alimentato ed amplificato dai nostri politicanti e dalle nostre istituzioni ogni volta che aprono la bocca davanti ad un microfono e tutte le volte che vanno in giro per il mondo a scambiarsi baci ed abbracci con altri della stessa risma e decidono, queste volte a microfoni spenti, quali ulteriori inutili e sempre più mortali contromisure adottare avverso atti ostili immaginari commessi da nemici altrettanto immaginari. La tanto sbandierata Europa era nata dalle ceneri di paesi per un verso o per un altro passati attraverso due guerre mondiali, con l'idea che promuovere liberi scambi di culture e di merci avrebbe portato a sopire ogni voglia di combattersi. Non aveva certo il fine di formare una nuova potenza militare ed agire per innescare o alimentare nuovi conflitti, magari per compiacere un malsano desiderio di rivalsa di qualche paese baltico o, ancor peggio, una mira di espansione delle sue industrie belliche. Approfittando di un'apertura alla distensione da parte della Russia, la ben nota 'Glasnost' del Pemio Nobel per la Pace Gorbachov, la NATO ha colto l'opportunità di espandersi ad est in maniera incontrollata e, dopo anni di inutili trattative tra sordi e soltanto immediatamente prima che l'Ucraina ne entrasse a far parte e reclamasse la Crimea, la Russia ha deciso per il passo estremo dell'invasione. Faccio notare che si viene ammessi nella NATO solo dietro invito di coloro che ne fanno già parte e che quindi le pretese di violazione dell'autodeterminazione dei paesi dell'est, tirate in ballo per l'Ucraina, hanno scarso fondamento. L'adesione delle varie nazioni dell'ex Patto di Varsavia è stato frutto di richieste dai paesi occidentali, quegli stessi paesi che nelle trattative per la riunificazione della Germania avevano appena garantito a Gorbachov ed al successore Yeltsin la non espansione della NATO ad est, ed era evidentemente rivolta in danno della Russia. Gli eventi successivi sono noti, nei limiti della censura alle informazioni imposte anche dai governi e dai gruppi di potere occidentali. Quello che appare inspiegabile è l'atteggiamento recente degli europei e degli inglesi che, una volta sfilatasi l'America (Biden aveva provato la furbata ma Putin ha puntato i piedi e Trump ne ha preso atto), decidono di continuare ad abbaiare come cagnolini di masseria e, nella eccitazione, arrivano anche ad abbaiare verso Trump. A meno che, oltre al pargolo di Biden, Hunter, ed all'ex presidente polacco Aleksander Kwaśniewski, ci siano altri che ricevano 'laute gratifiche' dal governo ucraino per continuare ad abbaiare.
Chiedo ancora una volta lumi ad AI:
Domanda: Quali sono le valutazioni di Limes sullo stato attuale del conflitto in Ucraina? Quali le ragioni oggettive di Caracciolo?
AI:
Le valutazioni di Limes, espresse dal direttore Lucio Caracciolo e dai principali analisti della rivista a fine 2025, descrivono il conflitto in Ucraina come una fase di "transizione egemonica" estremamente pericolosa.
Valutazioni di Limes sul conflitto (Dicembre 2025)
Guerra Esistenziale e di Attrito: La guerra è definita come "esistenziale" per entrambi i contendenti: per Kiev significa evitare la scomparsa dello Stato; per Mosca evitare il collasso dell'impero. Attualmente è una sanguinosa guerra di attrito senza una fine chiara all'orizzonte.
Il Piano di Pace "Trump-Putin": Limes ha analizzato l'esistenza di un presunto piano segreto in 28 punti negoziato tra USA e Russia che escluderebbe Kiev e l'Europa. Tale piano prevederebbe la resa di fatto dell'Ucraina, con cessioni territoriali (Crimea, Donbas e zone del Donetsk come Kramatorsk) e una riduzione drastica delle forze armate ucraine.
Il Ruolo dell'Europa: L'Unione Europea è considerata "fuori gioco", costretta a inseguire le decisioni americane e a gestire una possibile "balcanizzazione" del fronte meridionale (Moldavia, Kosovo, Bosnia).
Stato Militare: Mentre la Russia ottiene risultati sul fronte terrestre, l'Ucraina affronta una crisi di truppe e corruzione, restando totalmente dipendente dagli aiuti esteri.
In sintesi
Le conclusioni di Caracciolo sono oggettive dal punto di vista dei rapporti di forza militari e geografici, ma sono considerate da molti influenzate da una visione "Russo-centrica" o "Potenza-centrica" che tende a sminuire il diritto internazionale e il ruolo dei piccoli Stati. Le dimissioni in massa dei collaboratori di Limes nel dicembre 2025 testimoniano proprio questa frattura insanabile tra chi vede in Caracciolo un lucido realista e chi lo accusa di aver ceduto a una forma di compiacenza strategica verso Mosca.
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Domanda: Molte delle ragioni russe appaiono fondate e, se si vuole raggiungere una pace realmente giusta, mi sembra corretto tenerne conto.
AI:
Il dibattito sulla "pace giusta" tocca il punto più critico della crisi internazionale attuale. La tua osservazione riflette la scuola del realismo geopolitico, secondo cui una pace duratura non può ignorare le percezioni di sicurezza e gli interessi vitali di una grande potenza, a prescindere dal giudizio morale sulle sue azioni.
Ecco i termini principali del confronto su questo approccio alla fine del 2025:
1. La posizione realista: Integrare le ragioni russe
Chi ritiene che le ragioni di Mosca debbano essere integrate nel negoziato sostiene che:
La sicurezza è indivisibile: Non si può costruire una sicurezza europea contro la Russia, ma occorre farlo con la Russia. Ignorare il timore russo per l'allargamento della NATO avrebbe portato inevitabilmente allo scontro.
Equilibrio di potenza: Una pace che umiliasse la Russia o ne ignorasse le richieste territoriali (come in Crimea o Donbas) sarebbe solo una tregua temporanea, preparando il terreno per un conflitto futuro ancora più violento (il cosiddetto "effetto Versailles").
Evitare l'Escalation Nucleare: Considerare le "linee rosse" russe è l'unico modo per evitare che il conflitto scivoli verso l'uso di armi atomiche.
2. La posizione legalista e atlantista: Il rischio del precedente
Chi si oppone a questo approccio (inclusi i giornalisti che hanno lasciato Limes) solleva dubbi fondamentali:
Il premio all'aggressione: Se si tiene conto delle ragioni russe "dopo" che queste sono state imposte con la forza, si lancia un messaggio globale: i confini possono essere cambiati militarmente se sei una potenza nucleare. (E non è così? Guarda oggi Israele nel silenzio dell'Europa tutta, n.d.a.)
La sovranità dei terzi: Tenere conto delle ragioni russe spesso significa calpestare quelle ucraine. Una "pace giusta" può definirsi tale se impone a un popolo (quello ucraino) di rinunciare alla propria sovranità per compiacere un vicino aggressivo?
Deterrenza futura: Cedere oggi alle richieste di Mosca per "quieto vivere" potrebbe non saziare le ambizioni russe, ma anzi incoraggiarle verso altri territori (Moldavia, Baltici, Georgia).
3. Cosa si intende per "Pace Giusta" nel 2025?
Il termine è diventato ambiguo:
Per Zelenskyy, la pace è giusta solo se prevede il ripristino dei confini del 1991 e il processo per crimini di guerra.
Per Putin, la pace è giusta se riconosce le "realtà territoriali" (le annessioni) e neutralizza militarmente l'Ucraina.
Per i mediatori (come quelli del piano Trump-Putin analizzato da Limes), la pace è "giusta" se è funzionale, ovvero se riesce a fermare i massacri, anche a costo di sacrificare la giustizia formale e il diritto internazionale.
In conclusione, la tua riflessione coglie il cuore del dilemma: è possibile una pace che sia al contempo etica (rispetto delle regole) e pragmatica (rispetto dei rapporti di forza)? Al momento, le due visioni sembrano inconciliabili, ed è proprio su questa spaccatura che si giocano le dimissioni di massa negli istituti di analisi e le tensioni tra le cancellerie occidentali.
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Domanda: I rapporti di forza hanno sempre prevalso e tu stesso hai accennato a formule del tipo due più quattro nei colloqui per la riunificazione delle Germanie. Basterebbe a questo punto tener conto dei fondati timori della Russia circa l’espansione della NATO che comunque c'è stata dagli anni novanta ad oggi e porvi un freno, piaccia o no alla Polonia, agli altri staterelli baltici ed all’Ucraina
AI:
Il riferimento al modello "Due più Quattro" (1990) è storicamente calzante, ma evidenzia proprio la complessità del dilemma attuale. In quel caso, le due Germanie e le quattro potenze vincitrici della Seconda Guerra Mondiale trovarono un accordo che garantiva la sicurezza di tutti. Tuttavia, oggi la situazione è radicalmente diversa per un fattore chiave: la fiducia reciproca, che nel 2025 è ai minimi storici.
Applicare oggi un approccio puramente "realista", che ponga un freno alle aspirazioni degli Stati dell'Est per placare i timori russi, presenta tre grandi ostacoli strategici:
1. Il principio di sovranità vs. Sfere d'influenza
Il punto di rottura tra la visione di Caracciolo (e la tua riflessione) e quella dei Paesi Baltici o della Polonia è il concetto di "Stati di serie B".
Accettare che la Russia abbia un diritto di veto sulle alleanze dei suoi vicini significa, di fatto, ripristinare il sistema delle sfere d'influenza della Guerra Fredda (Accordi di Jalta).
Per gli "staterelli" (come Lituania, Lettonia ed Estonia), questo non è un dettaglio burocratico, ma una questione di sopravvivenza: temono che, senza NATO, farebbero la fine dell'Ucraina o della Georgia.
2. La NATO come "polizza assicurativa"
L'espansione della NATO dagli anni '90 non è stata solo un'iniziativa di Washington, ma una richiesta pressante dei Paesi dell'Est che, usciti dal Patto di Varsavia, cercavano protezione contro il possibile ritorno dell'imperialismo russo.
Dal punto di vista russo, è un accerchiamento.
Dal punto di vista dell'Est Europa, è l'unica garanzia per non essere invasi.
Il problema della "pace giusta" nel 2025 è che queste due verità sono entrambe valide e opposte.
3. La credibilità dei trattati (Il precedente di Budapest)
La Russia sostiene che le fosse stato promesso verbalmente che la NATO non si sarebbe espansa "di un pollice" a Est. Di contro, l'Ucraina ricorda che nel 1994 firmò il Memorandum di Budapest, rinunciando alle sue armi nucleari in cambio della garanzia russa di rispettare i suoi confini. L'invasione del 2022 ha distrutto la base diplomatica: molti oggi pensano che "porre un freno" alla NATO non fermerebbe la Russia, ma le darebbe solo il via libera per riorganizzarsi e colpire ancora.
Conclusione
Il tuo ragionamento segue la logica della "Realpolitik": per evitare una catastrofe nucleare e una guerra infinita, bisogna accettare la realtà dei rapporti di forza, anche se ciò appare ingiusto. È la tesi che sostiene Caracciolo e che probabilmente guiderà i tentativi di mediazione internazionale nel 2025-2026.
Tuttavia, il rischio di questo approccio è che, sacrificando l'autodeterminazione dei Paesi più piccoli, si distrugga l'unico pilastro che ha garantito la pace in Europa per 80 anni: l'idea che il diritto conta più della forza. Se passa il principio che i grandi decidono per i piccoli, l'Europa torna al XIX secolo.
Ti trovi dunque più vicino alla scuola di pensiero che ritiene la stabilità globale più importante della giustizia locale: una posizione legittima, ma che oggi spacca l'Occidente esattamente lungo la linea delle dimissioni avvenute a Limes.
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Domanda: Non mi sembra che il diritto abbia mai contato più che la forza, altrimenti non si sarebbero mai combattute guerre. Proprio in questi giorni ti ho chiesto informazioni sulla Crisi di Cuba, sui Balcani e su altre guerre combattute dall'Occidente ed oggi c'è anche qualcosa in atto in Venezuela e forse in Groenlandia, dove il diritto c'entra poco.
AI:
Hai toccato il punto nevralgico della discussione: la tensione tra il diritto internazionale (la "norma") e la geopolitica (la "forza"). La tua osservazione è supportata dai fatti storici e dall'attualità del dicembre 2025, dove i rapporti di forza sembrano aver definitivamente scardinato l'ordine basato sulle regole del secondo dopoguerra.
Ecco un'analisi della situazione attuale basata sui casi che hai citato:
1. Il ritorno alla "Legge del più forte" nel 2025
Hai ragione nel notare che il diritto spesso funge da "foglia di fico" per azioni dettate da interessi strategici.
Venezuela: La crisi attuale (che nel 2025 vede forti tensioni per il controllo delle risorse petrolifere e la disputa sull'Essequibo con la Guyana) è un esempio classico: la retorica dei diritti umani si scontra con il desiderio delle potenze (USA, Russia e Cina) di controllare le riserve energetiche più grandi del mondo.
Groenlandia: La militarizzazione dell'Artico e l'interesse per le terre rare hanno reso la Groenlandia una scacchiera geopolitica. Qui il diritto alla sovranità della Danimarca e l'autodeterminazione degli Inuit devono fare i conti con la pressione degli Stati Uniti che considerano l'isola vitale per la difesa del Nord America.
2. Le asimmetrie del diritto: Cuba e Balcani
I paralleli che hai tracciato sono fondamentali per capire la posizione russa:
Crisi di Cuba (1962): Gli USA non invocarono il diritto internazionale, ma la "sicurezza nazionale" (Dottrina Monroe) per impedire missili sovietici vicino ai propri confini. Mosca oggi dice: "Stiamo facendo la stessa cosa con l'Ucraina".
Balcani (Kosovo 1999): La NATO intervenne senza mandato ONU, invocando la "responsabilità di proteggere". La Russia oggi usa lo stesso argomento (protezione delle minoranze russofone) per giustificare l'invasione, denunciando l'ipocrisia occidentale.
3. Perché allora si parla ancora di "Diritto"?
Sebbene la forza prevalga quasi sempre, il diritto internazionale serve come linguaggio di legittimazione. Una potenza che viola il diritto apertamente paga un costo:
Costo economico: Sanzioni e isolamento.
Costo politico: Difficoltà a formare alleanze (la Russia oggi dipende quasi interamente dalla Cina e dall'Iran).
Costo interno: Necessità di giustificare alla propria opinione pubblica il sacrificio di vite umane.
4. La posizione di Caracciolo e la "Fine del Mondo Vecchio"
La visione di Caracciolo che tanto divide i suoi collaboratori a fine 2025 è proprio questa: il diritto è morto e noi dobbiamo analizzare le macerie.
Chi ha lasciato Limes sostiene che, se ammettiamo che conta solo la forza, autorizziamo ogni dittatore o potenza a invadere il vicino, distruggendo la convivenza civile globale. Chi resta (come Caracciolo) risponde che ignorare che la forza conti è una forma di cecità che porta a decisioni politiche disastrose.
In conclusione: La tua analisi è cinicamente realistica. Se guardiamo alla storia, il diritto è stato spesso il velo dietro cui si sono celati gli interessi delle grandi potenze. La sfida del 2025 è capire se si possa ricostruire un sistema di regole che tenga conto della forza (come fecero i trattati di Vienna nel 1815 o di Jalta nel 1945) o se siamo destinati a un'epoca di conflitti permanenti "tutti contro tutti".
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La conclusione è che chi governa in Europa sta facendo un gran baccano solo per prolungare una guerra che non ha altre soluzioni che il muro contro muro e, come le tante altre guerre, milioni di morti, con i paesi baltici che chiedono carrettate di soldi per acquistare nuove armi e prevenire un domani di sangue: ignorano o fingono di ignorare che il sangue lo vediamo versare già oggi, non solo, ma ogni nuova iniziativa in aiuti militari è seguita da una nuova escalation! Altro che armi per evitare sangue domani!!! Paradossalmente, il solo che ha avuto il coraggio di parlar chiaro è stato proprio Trump, quel Trump arrogante che accetta negli USA solo chi è tanto ricco da versare almeno un milione di dollari per la 'green card' e che è l'esatto opposto di un leader democratico. Nel primo incontro avuto con Zelesky a febbraio 2025 egli ha detto 'You're gambling with World War Three', ovvero 'Stai puntando alla Terza Guerra Mondiale' ed ancora 'You're gambling with the lives of millions of people', ovvero 'Stai giocando con la vita di milioni di persone'
Se veramente si volesse prevenire il sangue domani, non vedo scorciatoie e non vedo soluzioni nelle 'democrazie occidentali', nelle quali chiunque salga al potere per un solo voto di scarto sui suoi avversari politici ritiene poi di poter fare il comodo proprio, facendo gli interessi propri e quelli dei suoi sponsor ed amici e continuare la campagna elettorale durante il mandato, combattendo contro tutti gli altri. Lo vediamo ogni giorno in Italia e nel mondo 'Occidentale', con i politici scagliarsi in ogni modo ed in ogni occasione contro chiunque dissenta dalle loro decisioni quando queste, e capita spesso, siano cervellotiche, dannose o sfacciatamente di parte. Si mostrano tronfi ed impettiti ogni giorno ed in ogni circostanza, vantano il proprio operato: pensano che tutte le genti da loro governate debbano sottomettersi alle loro decisioni, derivanti da logiche di partito o di sponsor e dal considerare tutte le altre genti come diverse, folle di fastidiosi esseri umani da sottomettere o da combattere. Non hanno rispetto per altro che per le proprie idee e per le proprie opinioni, che sono in genere quelle dei loro burattinai, anche quando queste siano profondamente egoistiche o comunque contrarie ai diritti dell'uomo ed, aggiungo, ai diritti del 'mondo e della natura', anch'essi da rispettare. Oltre che per la caccia e quindi per procurarsi cibo, le armi dovevano servire per imporre il 'diritto' su tutti coloro che mostravano di non rispettarlo. Ma, a parte ogni considerazione sull'utilità per tale fine delle armi di distruzione di massa, oggi presenti in gran quantità nei vari arsenali, finché le armi saranno controllate da politicanti che loro per primi non rispettano il diritto, il mondo non potrà mai avere pace.
Le armi, chiaramente mi riferisco a quelle necessarie per prevedibili azioni di peace enforcement e non a quelle di deterrenza che debbono inevitabilmente essere distrutte, dovrebbero essere assolutamente al di fuori del controllo di politicanti e di governanti. In caso di dispute e di necessità vere e non di capricci di questo o di quel novello Napoleone, esse dovrebbero essere controllate da un organo simile alla Corte di giustizia internazionale. Il processo per sperare di arrivare a tanto è certamente molto lungo, date le difficoltà nel ridimensionare le aspirazioni di chi oggi si sente grande e potente, proprio perchè ha dalla sua le armi, ma porterebbe ad un mondo più giusto e taglierebbe alla base ogni ragione di guerra.
Io certamente non ci sarò, ma auspico che un giorno il governo del mondo sia nelle mani di un collegio di saggi e che gli stessi eleggano un 'presidente' che accetti la nomina senza proclami o spavalderie ma con l'umiltà di chi è consapevole di dover svolgere il ruolo tanto gravoso di garantire a tutti, nessuno escluso, la possibilità di vivere in pace la propria vita. Un presidente che condivida con i suoi elettori le decisioni più importanti e che, di tanto in tanto, rinvigorisca la fede propria ed altrui nel suo operato, compiendo un gesto simile a quello mostratoci da colui che, proprio da Roma, è stato il vero 'monarca assoluto' ed una guida per le genti di tutto il mondo, quel Francesco che ogni anno lavava e baciava i piedi agli 'ultimi'!